Full Lyrics
Allor che il giogo barbaro
Scosse Israello afflitto,
Ed i suoi figli uscirono
Dall’oppressore Egitto:
Mostrò quel dì l’Altissimo
Di sua potenza un segno,
Fondando nel suo popolo
Il santuario e 'l regno.
Lo vede appena, e timido
Sen fugge l’oceano:
E rimontò sollecito
Al fonte il bel Giordano.
Per gioia allor saltavano
I monti, e le colline,
Come su i prati i saturi
Arieti e le agnelline.
Del mare io l'onde interrogo,
Perché v'apriste pronte?
E tu perché sollecito,
Giordan, tornasti al fonte?
Monti, perché tal giubilo,
Come saltanti arieti?
E, come agnelle tenere,
Colli, perché sì lieti?
Da ignota voce e tacita
Sento ridirmi al core,
Trema la terra e palpita
Dinanzi al mio Signore:
Del suo diletto popolo
Dinanzi al Dio, cui piacque
Trar dalle rupi sterili
Chiare sorgenti d’acque.
Signor la tua non cambino
Pieta dei falli nostri
Per te sol fallo, e a’ barbari
La gloria tua si mostri:
Onde a insultar non venganmi
Gli empi con tanto orgoglio:
"Questo tuo Dio dove abita?
Ove ha la reggia e il siglio?"
Ei regna sull’ empireo
Il Nume onnipotente,
Quel che sol volle, a subito
Tutto formò dal niente.
Presso i stranieri popoli
Formansi i numi loro
Di propria mano gli uomini,
Tutti d’argento a d’oro.
Quindi è, che ciechi e mutoli
Sien poi codesti numi,
Benchè nel volto portino
Scolpiti e labbri e lumi.
Orecchie e nari inutili
Han gl’insensati Dei:
Non odono, non sentono
I grati odor Sabei.
Il tatto, il moto mancano
Al piede ed alla mano,
Un suono aspetterebbesi
Dalle lor fauci invano.
No, che non son dissimili
Da questi numi stessi,
E chi ne fa l’immagini,
E chi confida in essi.
Ecco (ne vuoi l’esempio?)
In lui sperò Israele:
Ed Ei l’aita, Ei rendesi
Suo difensor fedele.
Ebbe in lui sol fiducia
D’Arrone la famiglia.
A custodirla ei provvido
Volge dal Ciel le ciglia.
V’ha quei che l’orme imprimono
Fra speme e fra timore?
Veglia per loro in guardia
Sollecito al Signore.
Egli di noi fo memore,
Ei con paterno zelo
A benedir noi miseri
Stese la man dal cielo.
Ed all’ antiche ingiurie
Ei dato al fin perdono,
Di benedir compiacquesi
Il sacerdozio e 'l trono.
Che più sospiri e lagrime,
Se oggi è il perdon concesso
A tutti quei che il temono,
Ad ogni etade e sesso?
Deh! Così ognor propizio
Il nostro Dio si mostri
E a piena man le grazie
Versi sui figli nostri!
Le verserà: possibile
Tutto è a colui se vuole,
Che a un cenno il ciel fe nascere,
E la terrestre mole,
A lui che a sull’ empireo
Stabile impero eterno,
Di questa terra agli uomini
Fidandone il governo.
In vita, o Dio, deh serbaci,
E cantarem tutt’ ora
Oggi ne’ dì che vengono
Fino all’ estrema aurora.
Che se la morte assaltaci,
Come potrem di poi
Nell’ ombre e nell silenzio
Cantare i pregi tuoi?