Full Lyrics
1. I lieti amanti, e le fanciulle tenere
Givan di prato in prato rammentandosi
Il foco, e'l arco del figliol di Venere.
Non era gelosia, ma sollazzandosi
Movean i dolci balli a suon di cetera,
E'n guisa di colombi ognor baciandosi.
O pura fede, o dolce usanza vetera!
Or conosco ben io, che'l mondo instabile
Tanto peggiora più, quanto più invetera!
2. Tal che ogni volta, o dolce amico affabile,
Ch'io vi ripenso, sento il cor dividere
Di piaga avvelenata, ed incurabile.
Deh, per Dio, non mel dir, deh non mi uccidere,
Che s'io mostrassi quel c'ho dentro l'anima,
Farei con le sue selve i monti stridere.
Tacer vorrei, ma il gran dolor m'inanima
Ch'io tel pur dica: or fai tu quel Lacinio?
Oimè, ch'a nominarlo il cor si esanima.
Jacopo Sannazaro, Egloga Sesta, 103120